Il Fattoquotidiano, il covid e le api

Da quando abbiamo pubblicato il primo articolo su Apiantide.it è passato solo un bimestre, toccando i più disparati argomenti utili a comprendere meglio il declino che stanno vivendo api e impollinatori. Riceviamo molti feedback dai nostri lettori e anche molti link a materiale utile per rimpinguare il “mucchio di informazione” che forniamo a chi ci visita online.

Il fattoquotidiano.it ha pubblicato un interessante pezzo dal titolo “Api sempre più a rischio: a minacciarle un mix devastante di fattori, lo stesso che ha causato l’epidemia di Covid”... titolo giustamente agganciante e con alcune informazioni molto utili e spiace dirlo, visto che siamo amici del FQ, anche più di qualche pesante imprecisione. Ne consigliamo la lettura per meglio comprendere ciò che segue.
L’articolo ha il merito di raccontare alcuni aspetti davvero molto interessanti sul problema degli impollinatori piuttosto che la solita e ritrita romantica storiella sulle api: si centra di sicuro una delle cause maggiori della moria di apoidei, ossia il degrado delle zone rurali a causa del maltrattamento dei terreni e dell’abuso di sostanze chimiche. Si cita anche il peggior nemico del pianeta, l’uomo, e il suo inquinare dappertutto; si arriva anche all'utilissimo argomento del covid come conseguenza del continuo, imperdonabile, scellerato e scriteriato abuso dell’ambiente e delle sue risorse, sempre da parte dell’animale umano. Bravi!
Argomentazioni che abbiamo fatto nostre sin dalla nascita di Apiantide come associazione e di cui abbiamo già scritto in passato.
L'artico del FQ è un'ottimo articolo che poi precipita nella classica e banale storiella sulle api. Viene infatti riportata la dichiarazione del Presidente di Anai (Associazione nazionale apicoltori italiani) che non trova altre parole se non queste, che riporto testualmente: “Noi alle api vogliamo bene (!!!) non solo perché producono il miele e attuano l’impollinazione, ma soprattutto perché sono un tassello della natura (??!!!!)... perché è meraviglioso vederle volare di fiore in fiore (???!!!!)”...
Ma come?
E qualche dato utile per capire meglio?
E le possibili azioni da compiere?
E il problema dell’apicoltura dai metodi industriali?
E le conseguenze del nomadismo?
E le movimentazioni di famiglie di api da areali improbabili?
E l’abuso di trattamenti che rilasciano tracce anche nel miele?
E le patologie legate all’uso di alimentazioni artificiali?
E l’eccessivo affollamento di apiari che diventano vettori di epidemie difficilmente controllabili?
Nulla!
Neanche un parola… però “Vogliamo bene alle api… un tassello della natura”: grazie presidente per avermelo ricordato.

Rimango basito per l’inconsistenza di questo contributo da parte di una persona che come me è stata chiamata a presiedere un’associazione. Raccontare semi favolette fa presa su una platea di romantici disinformati e quindi è davvero impagabile la chiusa che ricito testualmente: “Noi ci sentiamo come l’entomologo ottocentesco: si aggirava per prati e boschi con un retino, catturava l’insetto, lo osservava e poi lo liberava. Meglio che essere il bimbo discolo che cattura le lucertole e poi l’impicca con un cappio ricavato da un filo d’erba. Se si amano veramente le api, occorre proteggerle veramente.

Rimango anche toccato dall’essere considerato un buontempone perchè, come molti, parlo delle api che trovano rifugio e pascolo nelle città, lasciando le campagne dove si abusa di prodotti chimici. Questa non è un’opinione o una leggenda metropolitana ma una realtà supportata da svariati studi e articoli scientifici, come quello apparso su Nature, oppure quello pubblicato sul sito dell’Agenzia Europea dell’Ambiente a riguardo dell’ambiente urbano.
Chi lo ha letto sa che: “[...] Le api di città prosperano [...] Le città offrono infatti una grande abbondanza di alberi e piante da fiore nei giardini e nei parchi. E, nonostante l’inquinamento, i pesticidi vengono usati molto meno in città. In Europa le api urbane sembrano cavarsela meglio delle loro cugine di campagna. [...] le api urbane apprezzano l’abbondanza di alberi e piante da fiore associata all’uso relativamente modesto di pesticidi. Questo fattore, insieme con il clima leggermente più mite, fa sì che la stagione dell’apicoltura sia più lunga e di solito più produttiva rispetto alle zone rurali. Un perfetto esempio delle potenzialità dell’ecosistema urbano.

A puro titolo informativo (il nostro) aggiungo che, sempre dati dell’Agenzia alla mano, in Francia la moria delle colonie urbane di api ha un tasso di mortalità fino a 10 volte (!!!) più basso delle “cugine” di campagna (il 3-5% rispetto al 30-40%). A quel buontempone del Presidente di Anai chiedo come questo sia possibile e mi do già la risposta, citando sempre dati reali riportati dalla stampa nazionale: è di alcune settimane fa la notizia riportata da testate come lo stesso FQ, Agi, BresciaOggi, riguardante la morte di oltre 4 milioni di api in una fascia di 6 chilometri tra Brescia e Cremona. Il “mistero” delle prime ore si è risolto nell’individuazione del motivo: la causa di questo flagello è da imputarsi a 2 insetticidi utilizzati per la coltura del mais. Nel tentativo di combattere due parassiti del granturco, la diabrotica e la piralide, qualche agricoltore scellerato ha ucciso quasi 5 milioni di api mellifere e chissà quanti altri impollinatori selvatici.

Continuo dell'articolo del FQ a firma di Massimo Ilari che, a supporto delle informazioni che pubblica, da parola anche al WWF Italia.
Questa è un’organizzazione di cui Apiantide ha il massimo rispetto e che ringrazia per il lavoro che svolge e anche per l’interesse (della sede di Varese) a quello che stiamo facendo come associazione per gli apoidei. Il WWF riporta dati che abbiamo pubblicato anche ad Apiantide qualche settimana fa e invita alla firma di una petizione per chiedere all’Unione Europea di bandire i pesticidi più pericolosi e di sostenere le pratiche bio. Bravi!!! Sosteniamo l’iniziativa anche se, sempre dalle pagine del FQ, Greenpeace lanciava pochi giorni fa un grido di allarme sconcertante: “L’Italia è il secondo Paese per esportazione di pesticidi vietati in Europa”... qualcuno la chiamerebbe notizia farlocca a opera di buontemponi.

Ribadisco che è comunque un bell’articolo di cui ringrazio il Fatto Quotidiano per essersi occupato di un vero problema come quello del declino degli impollinatori.
Consiglio, infine, a Massimo IIari di correggere il punto in cui dice che il miele non fa ingrassare: il miele è composto per il 90% da zuccheri e sono certo che non si possa dire che lo zucchero non faccia ingrassare.