Api e biomonitoraggio

Biomonitor da balcone

Chi, in un ventoso e fresco pomeriggio di fine marzo, riscaldato dai primi raggi del vero sole, si imbattesse per caso in un paio d'api da miele morenti appoggiate sul bordo del proprio davanzale, probabilmente dedicherebbe ad una riflessione sull' accaduto solo il tempo necessario per spostare poi la sua attenzione verso altro, sicuramente più incisivo e coinvolgente. E non sbaglierebbe: siamo all'inizio ancora acerbo della primavera, sappiamo che di questi tempi solo le api più coraggiose e temerarie si avventurano all'esterno delle loro arnie, e la temperatura unita alla scarsità di cibo non giocano certo a loro favore. Tutto nella norma quindi, ed in accordo con quello che è il biologico circolo vitale di un'ape rapportato al suo ecosistema. Ma proviamo ad immaginarci uno scenario diverso:centinaia, migliaia, milioni di api agonizzanti al suolo,sugli steccati, sui cofani di auto, ed all'uscio delle loro arnie, il tutto esteso a ben oltre il semplice cambio di stagione. Speriamo tutti che ciò non accada mai, purtroppo però è quello a cui potremmo andare incontro con l'incremento nell'alterazione dei delicati equilibri naturali a causa delle contaminazioni ambientali di cui siamo tutti soggetti ed a cui le api, unite agli altri animali impollinatori, sono particolarmente sensibili oltre che esserne indicatori.


L'ape da miele essendo la specie più a contatto con l'uomo, è proprio quella più minacciata dai nostri comportamenti poco sensibili ed allo stesso tempo è quella maggiormente in grado di mostrarci i nostri errori. Con l'incremento nell'utilizzo di pesticidi ed antiparassitari si sta creando un ambiente sempre più inquinato. Una vera e propria "strage a causa dei pesticidi" per cui, secondo Greenpeace Italia in un post pubblicato sul sito dell'organizzazione, sarebbero morte almeno 8 milioni di api, nello scorso mese di agosto, solo nella regione Lombardia. E questo solo se ci si concentra sull'utilizzo e la dispersione dei fitofarmaci, senza contare le altre sostanze nocive a cui le api sono particolarmente sensibili e che sono presenti nell'ambiente in cui viviamo, come i metalli pesanti ed i radionuclidi.

Le api sono degli ottimi indicatori biologici perchè segnalano il danno chimico dell'ambiente in cui vivono, attraverso due aspetti: l'alta mortalità nel caso dei pesticidi, e attraverso i residui che si possono riscontrare nei loro corpi, o nei prodotti dell'alveare, nel caso degli antiparassitari e dei già citati metalli pesanti e radionuclidi, rilevati tramite esami di laboratorio. Molte caratteristiche etologiche e morfologiche fanno dell'ape un buon rilevatore ecologico: è facile da allevare; è un organismo quasi ubiquitario; non ha grandi esigenze alimentari; ha il corpo relativamente coperto di peli che la rendono particolarmente adatta ad intercettare materiali e sostanze con cui entra in contatto; è altamente sensibile alla maggior parte dei prodotti antiparassitari che possono essere rilevati quando sparsi impropriamente nell'ambiente (per esempio durante la fioritura, in presenza di flora spontanea,in presenza di vento, ecc); l'alto tasso di riproduzione e la durata della vita media, relativamente corta,induce una veloce e continua rigenerazione nell'alveare; ha un'ampia mobilità ed un ampio raggio di volo che permette di controllare una vasta zona; effettua numerosi prelievi giornalieri; perlustra tutti i settori ambientali (terreno, vegetazione, aria acqua); ha la capacità di riportare in alveare materiali esterni di varia natura ed immagazzinarli secondo criteri controllabili; necessita di costi di gestione estremamente contenuti, specialmente in rapporto al grande numero di campionamenti effettuati.

Possiamo quindi introdurre un termine nuovo, ancora poco masticato, ma che negli ultimi anni sta prendendo sempre più piede alle nostre latitudini e non solo: il biomonitoraggio. Le api svolgono una vera e propria funzione di biomonitor: attraverso il monitoraggio della loro salute, e' possibile anche per l'uomo farsi un'idea della reale situazione di inquinamento dell'ambiente che lo circonda. Sono stati fatti e sono in corso tutt'ora parecchi studi per quanto riguarda questo tipo di tecnica. Tra le specie utilizzate nel biomonitoraggio particolare rilievo è investito dagli insetti e gli aracnidi (api, formiche, ragni, ecc..), ma anche molluschi, licheni e piante superiori. Uno dei primi casi documentati di biomonitoraggio ambientale risale addirittura al 1935 in Cecoslovacchia(paese da sempre avanti anni luce per quanto riguarda studio,tutela e salvaguardia delle api), dove questi animali vennero utilizzati per rilevare le ripercussioni negative degli inquinanti industriali sulle bottinatrici (le api che vanno a raccogliere il nettare) nei territori densamente popolati ed industrializzati.

Oltre che in Cecoslovacchia, anche in moltissimi altri paesi a livello europeo e mondiale (Italia compresa), ci si interessa a questa tecnica, ne nascono studi e ricerche, sintomo che l'attenzione verso la salubrità dell'ambiente che ci circonda riveste un aspetto fondamentale, se non per tutti, almeno per molti di noi. Chiaro è quindi che quando diciamo che dobbiamo salvare le api, in realtà sappiamo che solo in questo modo possiamo salvate noi stessi e garantirci un futuro di prosperità. Predisponendo, sviluppando, studiando l'ambiente ideale per la salvaguardia degli impollinatori, creiamo una rete di sicurezza anche per quanto riguarda il nostro benessere. Come quando viene installato un allarme domestico per metterci al riparo dall'intrusione dei ladri, così favorendo il benessere di questi importanti animali indicatori della situazione ambientale, possiamo sentirci più tutelati ed avere un'idea precisa di cosa respiriamo, mangiamo, assorbiamo. E' importante però che le api siano il più sano e forte possibile, il più "naturale" possibile, e soprattutto, che siano tantissime. Viviamo tutti sulla stessa barca, ancora si sta lavorando alla ricerca di un altro pianeta sui cui rifugiarsi quando la Terra sarà andata completamente a picco, e probabilmente ancora molto tempo ci vorrà. La soluzione più intelligente non sarebbe forse disporsi, attrezzarsi, in modo da creare un ambiente idoneo alla salvaguardia di quegli animali che sono i primi indicatori di benessere o malessere di un ambiente? Se ciascuno di noi piantasse una piccola evodia sul proprio balcone, quanto ci vorrebbe per far prolificare un esercito di impollinatori predisposti alla nostra difesa da tutto ciò che non vediamo ma da cui siamo circondati? Le api lo vedono, lo sentono, ed attraverso la loro morte o malattia ci indicano chiaramente quale sia la strada da seguire per la nostra conservazione, oltre che la loro.

Due piccole api morte sul proprio balcone non fanno catastrofe nucleare, certo, come una rondine non fa primavera. Ma rimane il fatto che questi esseri viventi recano in sè tutte le caratteristiche atte a farne un preciso e potente biomonitor, e Apiantide sta agendo in questa direzione.